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Recensione del libro “Miss Marple nei Caraibi” di Agatha Christie

Grazie alla bontà del caro nipote Raymond, Miss Marple si trova a soggiornare in uno splendido villaggio dei Caraibi. In questo delizioso paradiso tropicale, il maggiore Palgrave la intrattiene con i racconti di tutte le sue avventure inventate o meno. Durante una di queste lunghissime e noiose chiacchierate, il vecchietto tira fuori la storia di un delitto e afferma di avere la foto dell’assassino nel portafoglio e, proprio mentre sta per mostrarla a Miss Marple, qualcosa alle spalle della vecchietta lo spaventa, diventa cianotico e cambia repentinamente discorso: quella stessa notte il vecchio maggiore viene trovato morto. La signorina Marple non accetta la teoria della morte naturale e inizia quindi una personalissima indagine che la porterà a scoprire la più sconvolgente delle verità.

Questo romanzo di Agatha Christie, oltre a tenermi con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, mi ha fatto davvero riflettere su quanto poco sappiamo delle persone che pensiamo di conoscere. Gli altri si presentano in base a quello che dicono, a come si vestono e comportano, ma chi sono veramente? Capita infatti talvolta, e purtroppo a me è successo recentemente, che ci costruiamo un’opinione su una certa persona che si rivela poi totalmente sbagliata, lasciandoci profondamente delusi. 

Però sarebbe stato facile vestirsi in modo appropriato e fare discorsi adeguati al ruolo che si erano scelti…

Non dubitava in realtà chi fossero i Prescott, eppure, le tornava in mente sempre lo stesso pensiero: si è inclini a credere a ciò che la gente dice di sè.

Adoro il personaggio di Miss Marple, questa vecchietta astuta che riesce sempre a vincere su chi invece vuole prendersi gioco di lei, adoro il suo modo di condurre le indagini e la sua spiccatissima intelligenza. I romanzi di Agatha Christie sono dei capolavori perché oltre a intrattenere fanno anche riflettere e, se vi piace il genere, ve li consiglio caldamente. A presto!

Quando si è vicini a perderla, la Vita diventa molto più interessante, molto più degna di essere vissuta. Forse non è giusto, ma avviene sempre così. Soltanto quando si è giovani, forti e sani non si dà importanza alla Vita. Sono i giovani che si uccidono facilmente, per una delusione amorosa, per angoscia esistenziale, per paura di vivere. I vecchi invece conoscono il valore dell’esistenza, ne sanno il valore inestimabile e vi si aggrappano.

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Recensione “Acuto” di Carla Magnani

Voglio assolutamente condividere con voi una piacevole scoperta: il libro “Acuto” di Carla Magnani. Leggere questo romanzo è un po’ come mettersi a sfogliare l’album fotografico di un caro amico, i pezzi si mettono insieme poco alla volta e il passato  aiuta a completare e a comprendere il presente.

Elisa è la classica donna borghese abituata ad una vita placida, piena di comodità ed agi. A differenza della sorella Ester, l’ obiettivo principale della sua esistenza è stato sempre quello di eludere e rimuovere ogni “acuto” emotivo per la paura di provare troppi dolori senza comprendere però che, così facendo, rinunciava anche a grandissime gioie. L’esempio più lampante di ciò è l’amore per Marco, giovane studente di Medicina, conosciuto a Pisa nel famoso 1968, a cui lei rinuncia per soddisfare il volere di un padre molto autoritario. Sono passati molti anni ed Ester comunica ad Elisa che Marco è in fin di vita e vuole rivederla: per la prima volta allora la nostra protagonista rinuncia ad ogni sua assurda legge morale, vola in America nonostante la sua paura e vive, anche se per poco tempo, quel grande amore che si era negata.

Che dire: bello, bello , bello. Un libro davvero molto intenso, un gioiellino. Da subito vi colpirà nella narrazione come la staticità del carattere di Elisa si contrappone prima con quello della sorella Ester e poi con quello di Marco che è ambizioso, appassionato e totalmente immerso nelle lotte politiche del 1968. Il tumulto, la Vita, cercano sempre di coinvolgere Elisa ma lei non si lascia andare, almeno fino a quando non è la morte stessa a costringerla. Di certo non posso andare a criticare il carattere della cara protagonista: tutti siamo tentati di evitare il dolore, i coinvolgenti troppo forti, i disaccordi, per il bisogno di una tranquillità che ci mette sicurezza. Invidio tantissimo però Marco ed Ester con i loro ideali portati avanti fino alla fine, con il loro crederci e con la capacità di fare scelte coraggiose. Ho riflettuto davvero tanto grazie a questo splendido romanzo: la vita ci chiama sempre a delle decisioni e queste sono corrette solo se, vada come vada, alla fine non avremo alcun rimpianto. Sono ancora sul dondolo sotto al patio ad osservare Elisa e Marco durante la loro ultima passeggiata sulla spiaggia. A presto!!!

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Recensione “Verrà il vento e ti parlerà di me”

Eccomi qui, con la recensione di un libro appena uscito: “Verrà il vento e ti parlerà di me” della scrittrice Francesca Barra. Devo dire che era da molto tempo che non mi confrontavo con una lettura così importante dal punto di vista emotivo, più volte ho pianto immersa totalmente nel racconto e sono incapace di descrivere a parole la magia che pervade l’intero romanzo. Quella dei personaggi è un’esistenza comune in un piccolo paesino della Basilicata, non viaggiano, non sono importanti agli occhi del mondo, eppure la trama della loro vita arricchisce e fortifica quella degli altri.

Teresa, cresciuta nei “sassi”, un giorno si trasferisce nella tenuta del Cavalier Torrenova, dove il padre aveva trovato impiego come giardiniere. Proprio qui riesce a far breccia nel cuore di Mimì, figlio del proprietario, e tra i due nasce una meravigliosa storia d’amore che ricorda proprio, come dice Teresa, quella di Cenerentola: da serva che era, infatti, la ragazza diventa la padrona di casa e una delle persone più influenti del paese. Dalla loro unione nasce un’unica figlia, Domenica, che non sarà mai in ottimi rapporti con la madre perché vorrebbe tutte per sé le attenzioni di Mimì. Domenica un giorno porta a casa Antonio, ragazzo pieno di sogni, che verranno spezzati proprio da Don Mimì e i due si sposano mettendo al mondo quattro figli: Massimo, Mary, Caterina e Mimmo. Caterina è quella che instaura un legame speciale con la nonna, è la nipote che le somiglia di più e diventa erede dei suoi valori, della sua straordinaria storia e del suo sogno di non abbandonare mai quella terra. Attraverso squisite ricette, dettatele dalla nonna in un caldo Agosto e appuntate in una vecchia agenda, viene raccontata la storia di Teresa e, parallelamente quella di Caterina, sullo sfondo di una terra la cui luce riesce a pervadere ogni pagina del libro.

All’inizio pensavo che non sarei riuscita a immergermi totalmente nel racconto, mi sentivo diversa dai protagonisti in quanto non conosco la Basilicata, la mia famiglia non è così unita e non sono nemmeno una studentessa fuori sede. Invece poi ho addirittura trovato delle affinità con Caterina: lei è nata il 24 Settembre io il 28 tutte e due con il cordone ombelicale attorno al collo e tanti capelli neri in testa, Caterina compila innumerevoli liste proprio come me e poi anche lei, confrontandosi con la società moderna, percepisce il disagio di vedere che a certe piccole ma preziosissime cose non si attribuisce più alcun significato. Teresa poi è appena entrata a far parte della mia lista “personaggi preferiti dei libri”: adoro la sua forza, il suo carattere magnetico e soprattutto il suo essere indispensabile e profondamente amata da Mimì, bellissimo il pezzo in cui lei chiede a Dio di farli incontrare di nuovo nell’aldilà. Sono rimasta totalmente affascinata dalla favola della sua esistenza e dall’impatto che essa ha avuto sui suoi cari.

Se avete voglia di confrontarvi con una storia che ha il sapore delle cose buone di un tempo e di riflettere su quanto sono preziose le nostre radici ,questo libro fa per voi. Io lo promuovo con ottimi voti e sono sicura che, una volta terminato il romanzo, mancheranno anche a voi i suoi personaggi. A presto!

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La donna dal taccuino rosso: recensione

Un libraio, una lettrice, una moleskine e tanti tanti libri… tutto quello che si può chiedere ad una storia è presente in questo romanzo. 

978880622355MED

Laurent Letellier è il libraio del “Cahier rouge” e vive una vita piuttosto monotona e tranquilla tra scaffali zeppi di tascabili, presentazioni e ordini vari. Una mattina, durante la sua abituale passeggiata, Laurent trova, poggiata su un bidone della spazzatura, una bella borsa color malva. Indeciso sul da farsi alla fine la prende e si dirige verso la più vicina stazione di polizia dove, però, a causa della lunga attesa, gli dicono di tornare il giorno dopo. Laurent porta a casa la borsa, decide di vedere cosa c’è dentro e scopre così il mondo fantastico di Laure Valadier, doratrice, aggredita ventiquattro ore prima e ora in coma, a seguito del furto della sua amatissima borsa. Laurent si innamora della donna e si mette alla sua ricerca dando inizio ad un’avventura molto romantica e inusuale…

Ero molto incuriosita da questo libro perché, già la parola taccuino nel titolo, mi aveva indotto a cercarlo a tutti i costi in libreria. L’ho letto in circa quattro giorni non capendo all’inizio lo stile dell’autore, Antoine Laurain, che usa molte similitudini e apparentemente ciò che ricorda molto il flusso di coscienza. Alla fine però mi ha colpita molto e consiglio questo libro perché la storia non è affatto banale e in grado di suscitare una vasta gamma di emozioni. Diciamo che è una storia d’amore impegnata e mi piace anche perché il romanzo è pieno zeppo di consigli letterari: se avete bisogno di una bella storia d’amore originale e se volete piangere, ridere e sognare, questo libro fa al caso vostro.

Si può provare nostalgia per qualcosa che non è accaduto?

Forse la realtà che vediamo è davvero solo una formula matematica in fondo al nostro occhio, poiché in quelli di Laurent non si imprimevano né i cancelli, né gli alberi, né la statua. La sua mente era altrove. A casa di Laure. Sul pianerottolo per la precisione.